Archive for the ‘Parigi’ Category

Parigi – parte3: il secondo giorno

21/01/2009

– Cosa facciamo oggi, Lori? –
– Quello che facciamo tutti i giorni, Valse: cercare di conquistare il mondo.

Con questo scambio di battute si è aperto il secondo giorno di permanenza a Parigi, e dopo un rapido consulto ai nostri manuali di cospirazione, abbiamo deciso di partire per la conquista dal luogo che racchiude la gran parte dei messaggi criptati di tutti i grandi maestri dei templari e anche di più: il museo del Louvre. Potrei a questo punto ammannirvi la storia della fondazione e costruzione del Louvre, ma non mi va. Di togliere questa soddisfazione a voi che andrete a cercarlo velocemente su Wikipedia. Vi basti sapere che i re di Francia abitavano al Louvre prima che la corte si trasferisse a Versailles. D’honc, come direbbero i francesi, abbiamo mosso i nostri passi verso il museo più famoso al mondo, e per strada ci siamo fermati al Louvre. Dai che scherzo! Nella piazza antistante il palazzo ci sono le famose piramidi di vetro opera di un architetto giapponese, da cui si accede all’interno del museo. Fiduciosi del motto “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quanto insegni la tua filosofia”, avremmo scoperto che c’è un’altra entrata – sotterranea! Oh, gli archetipi!- ma questa è un’altra storia. Abbiamo varcato la soglia, (nemmeno tanta coda, e anche questa è una cosa che tornerà nel nostro viaggio) e subito una visione familiare ci (mi) ha accolto. Il metal detector con cui con tanta cura hanno controllato che non portassimo bombe puzzolenti con noi era prodotto dalla Gilardoni Raggi X, italianissima ditta di Mandello del Lario. Chi mi conosce sa cosa significa. All’interno del Louvre subito la scelta si fa ardua: la struttura in tre sezioni non permette la visita in una sola giornata, per la sua immensità, quindi bisogna scegliere dove dirigersi e cosa vedere per prima. C’è da dire che il prezzo del biglietto è più che abbordabile, per la mole di roba che ci si trova dentro, e in più permette di entrare ed uscire quante volte si vuole al fine di ritemprarsi gli occhi con 15 minuti di sguardo lontano, come insegna il mio amore. Brevemente, siamo entrati a guardare dapprima le opere medievali del Nord Europa, della Germania e dell’Olanda, di cui non mi ricordavo quasi nulla, per poi salire ai piani successivi, dove sarebbe ancora più difficile ricordarsi tutto. In ogni cantone c’era indicato dove fosse la Gioconda, ma ci siamo diretti verso altri lidi cercando opere di meno scontata bellezza… Alla vista della Venere di Milo mi si sono inumiditi gli occhi… la bellezza di una statua classica nel marmo bianco, scolpita migliaia di anni fa è sempre d’effetto… peccato che io e il Valse fossimo gli unici – anatema!- con lo sguardo rivolto alla statua e non alla macchinetta di chi ci stava fotografando. Ci siamo qui accorti di quella orrenda pratica che avviene nei musei, di cui abbiamo avuto poi altre prove. Davanti alla Venere c’erano persone che non alzavano nemmeno gli occhi sulla statua, notando il panneggio del lembo di peplo che la copre, il movimento leggero della testa … chi si ricorda la pettinatura? ma arrivavano direttamente di spalle, gli occhi puntati verso le macchinette fotografiche che immortalavano la loro presenza nel Luovre… L’altra magnificenza che abbiamo trovato, gloriosamente apposta in cima ad una grande scalinata (faticosissima da fare, ma come l’ascesa all’Empireo, va fatta), fu la Nike di Samotracia. Davanti a questa nessun fotoamatore poichè la statua è posta in alto, ma meglio per lei. Durante la visita siamo poi arrivati all’intero piano dove sono esposte le collezioni italiane del Rinascimento e dell’età moderna, e dopo aver ammirato i capolavori di Leonardo, di Raffaello e dei Carracci abbiamo piegato la testa preparandoci alla corvè del Louvre: entrare nella sala della Gioconda, gremita di gente e di flash. Sarà perchè è un’opera inflazionata, sarà che noi siamo fricchettoni e le masse di pecoroni ci danno fastidio, ma sinceramente abbiamo preferito altro; intorno e dietro alla parete della Gioconda sono appesi quadri che dovrebbero essere altrettanto e più valorizzati. Stanchi ma sfiniti abbiamo lasciato a sera il museo, arrancando per le vie di Parigi alla ricerca della metro – ci eravamo concessi solo un breve pisolino sull’erba dopo pranzo- con l’idea di tornare in albergo/prendere la macchina fotografica/ritornare in centro per godere della vista serale sulla città dai magazzini Printemps. Vi ho già parlato dei magazzini Printemps? Solo a pensarci mi viene la stanca… farò un’appendice prima o poi finita la cronaca delle vacanze. Vi dico solo che tornammo con i piedi a pezzi e le balle che giravano… Alla prossima giornata!

Parigi – parte 2: il primo giorno

22/10/2008

Dopo la dormita ristoratrice della prima notte, ci siamo svegliati e, consultate rapidamente le guide, abbiamo deciso di partire dal centro turistico della città, dalla Tour Eiffel, così tanto per andarci e poi orientarci una volta lì.
Ci siamo guardati intorno: la stanza era piuttosto spartana, un letto matrimoniale e un letto a castello trasversale sopra, un piccolo lavandino ed il televisore. Il bagno era esterno alla stanza, insieme alle docce; niente era sporco perché i bagni dopo ogni uso venivano lavati automaticamente, così come le docce, e poi asciugati con getti di aria calda. Decisamente economico e perfetto per noi che lo usavamo soltanto per dormire!
Dall’albergo abbiamo fatto a ritroso la strada per tornare alla metro, che distava circa 1 km o poco meno; così abbiamo potuto osservare il quartiere e quello che poteva offrire.
La metro a Parigi collega tutti i luoghi d’interesse turistico, ed è comoda perché sui cartelli ogni fermata indica quali sono le cose interessanti che si possono raggiungere scendendo lì. Abbiamo deciso di fare una tessera di 5 giorni per muoverci liberamente in metro, anche se il primo giorno non l’abbiamo sfruttata molto…
Dunque, siano arrivati alla Tour Eiffel da una strada laterale, molto tranquilla, sui tetti della quale si poteva scorgere già la mole del monumento; ci siamo avvicinati dal Champ de Mars lasciandoci alle spalle l’Ecole Militaire e uno stranissimo monumento, credo, alla pace. Champ de Mars è un grande parco-giardino dove si prende il sole sul prato o si riposa all’ombra delle panchine.
Tutta l’attenzione però è per la Torre; anche noi ci siamo avvicinati, consapevoli delle proprietà delle correnti telluriche, con timore reverenziale; abbiamo fatto un giro sotto gli archi, e mi sono stupita di quanto sembrasse leggera una costruzione tutta in metallo. La vista da sotto era davvero bella, un po’ meno belle erano le code chilometriche per salire… saremmo anche saliti a piedi ma ci avremmo perso tutta la giornata.
Per pranzo ci siamo trasferiti al Trocadero, palazzo costruito per ospitare mostre di arte moderna, mi sembra, che ospitò anche mostre di Picasso, e sulla collina ci siamo seduti a consumare il nostro pasto. Il parco del Trocadero è quasi in stile inglese, con cascatelle, laghetti, cespugli e papere. Dopo aver goduto dello spettacolo dato da alcune bambine, che facevano il bagno nei getti innaffiatori, siamo tornati al di là della Senna e, attraversato di nuovo Champ de Mars siamo andati a vedere gli Invalides, sorta di casa di riposo per militari anziani o malati, che se non ricordo male fu saccheggiata all’inizio della Rivoluzione francese per prendere delle armi. Mi chiedo, ma che ci facevano con le armi i vecchi bacucchi? Forse mi sfugge qualcosa… Avendo approcciato gli Invalides da dietro, abbiamo seguito per orientarci la cupola dorata del Dome, la chiesa che è dietro l’edificio, famosa per essere di pianta circolare e per contenere la bara di Napoleone… queste cose le ho lette, non siamo entrati perché a Parigi tutto è a pagamento, non volevamo spennarci subito senza sapere che cosa sarebbe valso la pena di vedere.
Dopo gli Invalides siamo passati sul ponte Alexandre III, immenso, sormontato da statue dorate e da cui si gode una vista superba sulla Senna, e da qui, cotti dal sole e dalla stanchezza, ci siamo sdraiati sotto il Grand Palais, dirimpettaio del Petit Palais, edifici costruiti in vetro e acciaio per l’esposizione universale di non ricordo quando, e che ora sono utilizzati come palazzi per esposizione di arte moderna. Mentre eravamo qui a farci i fatti nostri, (leggevamo la guida), c’è stato un grazioso siparietto con un bulgaro, se non ricordo male, che non mangiava da due giorni ma ha rifiutato il nostro cibo, voleva solo soldi… Nel cortile del Petit Palais invece sono stata fermata da una gentile ragazza dei magazzini Printemps, dell’avventura nei quali parlerò nel prossimo post.
Infine, un po’ devastati abbiamo raggiunto le Tuileries, il giardino del palazzo reale di Parigi, ora sede del Louvre, anche se sono un po’ confusa riguardo a questo, e mi riservo di controllare. Anche delle Tuileries parlerò in un prossimo post.
Abbiamo infine inforcato la metro e… belli affamati siamo rientrati in albergo. Abbiamo cenato in un economico fast food arabo e ci siamo fiondati a letto, pronti per la prossima avventura!

Parigi – parte 1: il viaggio

17/10/2008
– Quale città europea ti piacerebbe vedere?-
– Parigi-.
Da questo piccolo scambio di battute è nato il viaggio di quest’estate. Avevamo già deciso di abbandonare per una volta la Corsica, ma l’idea era quella di non partire per niente e passare le ferie a casa… ma alla fine, dopo aver cercato con successo volo ed albergo economico, un pomeriggio siamo decollati dall’Italia e, dopo un’ora di volo, siamo atterrati a Parigi!
Ci siamo portati il minimo indispensabile: cibo, Francis e la macchina fotografica; siamo atterrati verso le 22 a circa 80 km da Parigi, e capite che la mia prospettiva di arrivare di notte in città non era delle più rosee. Il pullman ci ha portati alla fermata della metropolitana, mentre a bordo i soliti turisti italiani si vantavano di dover prendere un taxi, visto che a quell’ora le metropolitane non passavano più. Evidentemente le cose non potevano essere cambiate da quando erano venuti per la prima volta, 10 anni prima… e, se volete uno spoiler, non è stata l’ultima (dis)avventura con turisti italiani.
Insomma, io mi prefiguravo una metro buia, semivuota e popolati di predatori che si cibano di turisti… be’ la metro a quell’ora era anche più piena che durante il giorno!
Siamo arrivati incolumi al nostro hotel, a Saint Denis, periferia di Parigi, abitata per la maggior parte da stranieri ed immigrati, teatro degli scontri delle banlieue qualche anno fa…  bella presentazione, vero? Per quanto mi riguarda, in questo posto abbiamo incontrato un gentilissimo signore con il cane che, in inglese, ci ha dato il benvenuto a Parigi proprio il primo giorno, inoltre c’era un panificio arabo che vendeva degli ottimi croissant alla metà del prezzo di mercato… come dire che mi ci sono trovata bene.
E così, mezzi cotti dal viaggio, specialmente quello in metro, nel cuore della notte abbiamo trovato l’hotel e ci siamo fiondati a letto… pronti per cominciare il giorno dopo l’esplorazione della città, partendo da lei, dalla Tour Eiffel, sulle tracce delle correnti telluriche.