Archive for the ‘frasi idiomatiche’ Category

Fare la figura del cioccolataio

18/03/2008

Oggi un candidato mi ha espresso il suo disappunto con questa frase,  che ha il pregio di essere lieve e azzeccata allo stesso tempo.

Esemplifichiamo l”espressione “fare la figura del cioccolataio” con un episodio dei nostri tempi.

Una persona a caso, rientrata nella sua dimora dopo un giorno di lavoro, accende il pc e seleziona il sistema operativo Ubuntu, installato sul suo PC; dopodichè cerca di accedere al videogioco a cui ha intenzione di giocare. Smanetta per un po’, ma non si trova.

Poi l’illuminazione: forse è necessario inserire il disco di gioco per far partire il tutto!
Inserisce il disco… niente. Non parte.

Guarda allora il cellulare per prendere una decisione: “Lo chiamo o non lo chiamo per farmi dire dove cavolo è stato messo? E dove caspita è il menu che usavamo l’altro giorno per selezionare il gioco? Qui non c’è…”

Poi venne l’illuminazione. Il gioco era installato sotto Windows.

Quella che fu evitata all’ultimo momento in questo caso è la classica figura del cioccolataio.

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Voja de lavora’ sartam’addosso…

15/02/2008

… ma famme lavora’ meno che posso.

Per la par condicio che va tanto di moda di questi tempi, cito un verso di stornellatore romanesco che mio padre cita con rara proprietà d’occasione.
Di seguito, come da costume, la drammatizzazione di un episodio che può meglio illustrare l’uso dell’espressione in oggetto.

Selezionatore: Bene, allora lei è nato nel 1974… si è diplomato nel 1993, bene…
Candidato: [sorriso di circostanza]
S: … e si è laureato nel 2007 … ehm… ci ha messo un po’, eh?
C: Eh sì, prima ho cominciato Giurisprudenza… e ho mollato… poi ho cominciato Teologia… e ho mollato… ora mi sono laureato in Relazioni Pubbliche.
S: [Silenzio attonito] Ah… ma nel frattempo… lavorava?*
C: No.
S: Ehm… ma mi racconti le sue esperienze di lavoro…
C: Eh, ho lavorato alcuni GIORNI in un pub…
S: Va bene… allora che lavoro vorrebbe fare?
C: Be’, qualcosa nel pubblico… in fabbrica non lo so perchè soffro di astenia…
S: Oh? E che cosa le provoca questa malattia?
C: Eh… MI STANCO SUBITO.

* Nella mente del selezionatore si fa strada questa frase “Ma come xxxxx ti sei mantenuto in QUATTORDICI ANNI di università?

Chi vùsa pusè la vaca l’è sua

13/02/2008

Detto intraducibile delle campagne lombarde.

Cogliendo l’invito di Cristina qui , inizio una carrellata sui detti dialettali buoni per tutte le stagioni, per non restare mai a corto dell’ultima parola famosa per la sua lapidarietà.

“Chi vùsa pusè la vaca l’è sua”: in un tempo in cui si viveva nelle case di ringhiera, discutere da un balcone all’altro, o dal sotto verso i ballatoi era una prassi comune. La gente alzava la voce per farsi sentire. Inoltre si lavoravano i campi; per farsi sentire anche a qeul campo seminato ad orzo laggiù in fondo bisognava sgolarsi a pieni polmoni. Non solo: il dialetto brianzolo è fatto di colorite espressioni che si apprezzano nella loro interezza solo se vengono pronunciate diversi toni sopra il muro del suono; un’abitudine così atavica che le donne immerse in conversazioni pacifiche sembra che stiano litigando per questioni di vita e di morte.

Ora, come poter applicare alla vita quotidiana questo motto di spirito? Dal mio osservatorio privilegiato sull’umana natura, ho tratto due primi utilizzi consoni all’espessione, passibili di essere in futuro integrati con altri.
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