I Monologhi della Vagina

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Io e Lorenza abbiamo visto una registrazione dello spettacolo teatrale di Eve Ensler. I vari monologhi sono alternati ad una lunga intervista all’autrice e ad interviste, realizzate dalla Ensler, a donne  incontrate in giro per gli USA.

Lo spettacolo è il prodotto di una selezione di racconti raccolti durante interviste e di brani scritti dall’autrice. Vengono così accostati episodi di violenza sessuale, monologhetti da cabaret su quanto è freddo le speculum e brani in cui si ripete ossessivamente la parola “fica”. Tra un monologo e l’altro, ecco arrivare un tecnico con un bicchiere d’acqua che non verrà bevuto e una truccatrice capace di soli due colpi di spazzola; la presenza dei due è però necessaria per lanciare qualche battutina gratuita (“Tizio ha imparato di più sulle donne facendo il tecnico qui che nei suoi 24 anni precedenti”) ed è dunque parte integrante dello spettacolo.

L’intervista alla Ensler è ancora peggio, una banalità dietro l’altra. Sono invece più interessanti le interviste a donne “comuni” sul rapporto con la propria sessualità; ma la festa dura poco: dopo qualche minuto l’autrice attacca con domande del calibro di “Se la tua vagina si vestisse, cosa indosserebbe?”.

In sostanza siamo di fronte ad un lavoro di pessima qualità, per di più su un tema così importante. Assodato che di sessualità femminile e violenza sulla donne è sempre utile discutere, mi chiedo se anche uno speccatolo così goffo induca le persone a riflettere su questi argomenti.

Una Risposta to “I Monologhi della Vagina”

  1. Lori Says:

    E’ vero quello che dici. Mi aspettavo una riflessione sulla sessualità femminile, e più in particolare sulla femminilità, avevo sentito del successo di questo spettacolo e mi interessava sentire cosa se ne poteva dire in termini da commedia.
    Purtroppo i termini da commedia non ci sono. Non è un tema trattato con leggerezza, è un tema trattato con volgarità. Trovo volgare e senza senso che l’autrice ripeta ossessivamente per 5 minuti la parola “fica”, condita da versi e boccacce e con tanto di risolini nervosi della platea, specialmente quando ha da poco parlato degli stupri che avvengono in guerra e di quello che lasciano nella psiche femminile.
    Anche le interviste sono fuori luogo: domande come “se la tua vagina potesse parlare, cosa direbbe?” e “quando hai visto la tua vagina per la prima volta?” mi sanno molto di protofemminismo d’antan, che non ha senso rivangare nel 2000, quando si potrebbe parlare di sessualità senza doversi nascondere dietro alle boccacce.

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