I Promessi Sposi

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Quest’estate A. e io abbiamo deciso di riscoprire un libro famoso che ci era stato propinato a scuola e che per questo ci sembrava un po’ noioso da ricordare; per quel che mi riguarda, ero sinceramente incuriosita dal fatto di scoprire a Lecco, giorno dopo giorno, vie, piazze e vicoli dedicati ai personaggi, anche a quelli minori, di questo libro. Inoltre, le nostre scorribande in bicicletta ci hanno portato in quel di Pescarenico, quartiere di Lecco reso famoso da uno di questi protagonisti, e al parco dell'”Addio monti”, che francamente non sembrava poi ‘sto granchè.

Il libro in questione è naturalmente I Promessi Sposi, nell’edizione canonica quarantata, di Alessandro Manzoni, che tutti noi conosciamo, come dicevo prima, per ricordi di scuola.
Senza riassunti pre e post capitolo, note irritanti, domande di comprensione, lettura obbligata ed interrogazioni, premetto subito che questo libro appare un vero capolavoro. Finalmente posso dire che I Promessi Sposi è un capolavoro senza che qualche libro di testo o professore me lo ammanniscono come verità rivelata!
Non ricordavo esattamente la storia, ma la trama è avvincente quasi quanto un thriller moderno; per non rovinare la sorpresa a nessuno, ricordo una scena che abbiamo tutti in mente, quando Lucia e Renzo vanno a tradimento da Don Abbondio per farsi sposare per forza; sappiamo tutti (e anche chi non lo sa lo immagina, essendo la scena nelle primissime pagine del libro) che la cosa non andrà a buon fine, ma c’è fino alla fine la tensione di chi non sa cosa aspettarsi da un momento all’altro.
I Promessi Sposi nasce sulla scia del successo dei romanzi storici ottocenteschi (primo fra tutti Ivanhoe di Walter Scott), ma, se i grandi romanzi da cui trae ispirazione sono quasi dei romanzi d’appendice, di cappa e spada, puro intrattenimento, Manzoni ha un messaggio morale e sociale da veicolare con la sua narrazione; i poveri in spirito, seppure vessati dai potenti, sono protetti da una forza più grande, una forza divina e provvidenziale che si occupa di sistemare le cose e di riportare la vita nella giusta direzione, in questa vita o nell’altra.
Manzoni intreccia la Storia con la S maiuscola, quella della rivolta del pane, della peste, del duca D’Olivares e dei lanzichenecchi, con la storia minuscola e misconosciuta di due contadinotti delle campagne lecchesi che si vogliono sposare. Non ci potrebbe essere una storia più semplice, più quotidiana: da sempre nei villaggetti rurali la gente nasce, lavora, si sposa, fa figli e muove in tranquillità. Per i promessi sposi invece no. Loro decidono di sposarsi, accumulano un po’ di averi per una vita insieme, ma la prepotenza di un “birbone” turba la loro pace, gettandoli in pasto al mondo che li prenderà, agiterà e restituirà mutati, ma non nell’animo.
Già all’inizio la storia prende le mosse dall’opposizione di buona gente contro i potenti che approfittano del loro potere. I promessi sposi e i loro amici contrappongono a queste prepotenze la loro fede nella provvidenza e la loro semplicità d’animo, fino alla conclusione, che fa tirare un sospiro di sollievo dopo tanto penare.
Manzoni traccia le linee guida della storia, come un bravo professore indica quando arriva la peste e quando finisce, quando calano i lanzichenecchi, e imposta i suoi personaggi con pochi tratti di penna, descrivendo le loro caratteristiche salienti: Lucia con la sua modestia un po’ guerriera, Renzo, un bravo ragazzo con la testa un po’ calda, Agnese, una donna che per essere nata a Pasturo sa lei come va il mondo, e poi Don Abbondio, Perpetura, Don Rodrigio e l’Innominato; dopodichè, lascia agire i personaggi per quello che sono, ognuno si muove grazie o per causa del suo carattere (caratteraccio), per cui ogni passaggio, ogni intoppo e colpo di scena deriva proprio dal modo di essere dei protagonisti. Non si sente quasi l’intervento dell’autore, non sembra che lui li spinga per far progredire la storia, ma la storia la fanno quasi da soli; tranne forse per la conversione dell’Innominato, che sembra quasi forzata per risolvere la situazione di Lucia, le vicende si snodano l’una dopo l’altra spinte dalle azioni e dalle decisioni dei protagonisti.
Il linguaggio di Manzoni è molto semplice, piano, anche se ricco di immagini e di colori; si vede in controluce l’intento didattico di Manzoni, che si premura di spiegare chiaramente le cose, le vicende ed il motivo per cui esse accadono. L’autore vuole che il suo romanzo sia edificante, che veicoli il suo messaggio cristiano e provvidenziale, e per questo non gli dispiace di essere, se necessario, fin troppo didascalico.
In definitiva, anche se sui Promessi Sposi si può dire, ed è stato detto, molto di più, nel mio personale giudizio si tratta di un libro che, letto al di fuori dell’obbligo scolastico, ha ancora molto da dare e da raccontare, se si riesce a superare lo scoglio del “mi hanno costretto a leggerlo a scuola” e a leggerlo come quello che è: un romanzo ancora attuale.

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