Pensierino della buonanotte

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Una bella canzone d’amore è capace di parlare di tutti gli amori. Per aiutarla, noi ascoltatori tralasciamo i dettagli, così che ci inteneriamo al sentir parlare di “le bionde trecce, gli occhi azzurri e poi” anche quando la nostra morosa è più mediterranea. Ogni tanto, a furia di non badare al capello, si esce dal seminato; la canzone acquista così nuovi sensi e nuovi significati, cuciti a misura dell’ascoltatore.

C’è una canzone dei Tool che contiene la seguente strofa:

over thinking, over analyzing separates the body from the mind.
withering my intuition leaving opportunities behind.
feed my will to feel this moment, urging me to cross the line.
reaching out to embrace the random.
reaching out to embrace whatever may come.

Ho interpretato queste parole, forse con troppa libertà, come una esortazione a lasciarsi andare, ad uscire dal guscio, a sforzarsi di vivere i rapporti con gli altri anche quando ci fanno sentire a disagio. Ho usato queste poche frasi come mantra contro la timidezza e il senso di inadeguatezza che hanno segnato la mia adolescenza. Alla fine l’ho spuntata.

Ad altri, forse perché sforniti di motti e filastrocche adeguati, è andata peggio: tra questi c’è M. Incapace anche solo di ammettere (figuriamoci di affrontare) le proprie difficoltà, M. ha ben deciso di eliminare i bisogni che le portavano ad emergere. Quindi pochi amici maschi, coi quali parlare solo di videogiochi; niente morose, solo amiche, per le quali ricoprire il ruolo del bassotto porta ciabatte; niente interazioni superflue con persone, quindi niente patente, niente viaggi, niente feste, niente concerti e niente serate fuori. Niente, insomma.

Quando penso a M. mi dispiaccio, ma ringrazio il cielo di avermi fatto sentire quella strofa.

Una Risposta to “Pensierino della buonanotte”

  1. Alice Says:

    Leggo il tuo post dopo aver trovato, quasi per caso, questa citazione, che credo esprima un concetto simile, forse in modo meno “innocuo”.

    “Non era il caso di pensare, Né di provare dei sentimenti. Lucy smise di cercare di capire sé stessa, E si unì alle vaste schiere degli ottenebrati, Che non seguono né il cuore né il cervello, e marciano verso il loro destino sotto l’insegna di una parola d’ordine. Queste schiere sono gremite di persone caritatevoli e pie, che però si sono arrese all’unico nemico che conta veramente – il nemico interiore. Hanno peccato contro la passione e la verità, e ogni loro affannosa rincorsa di una verità sarà vana. Col passare degli anni, diventano oggetto di critiche. La loro carità e la loro pietà mostrano delle crepe, il loro acume diventa cinismo, La loro generosità ipocrisia; dovunque vadano non producono che malessere. Hanno peccato contro Eros e contro Pallade Atena, e non sarà grazie a un intervento celeste, bensì grazie al normale corso della natura che quelle divinità alleate otterranno vendetta. (Edward Morgan Forster)

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