Voja de lavora’ sartam’addosso…

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… ma famme lavora’ meno che posso.

Per la par condicio che va tanto di moda di questi tempi, cito un verso di stornellatore romanesco che mio padre cita con rara proprietà d’occasione.
Di seguito, come da costume, la drammatizzazione di un episodio che può meglio illustrare l’uso dell’espressione in oggetto.

Selezionatore: Bene, allora lei è nato nel 1974… si è diplomato nel 1993, bene…
Candidato: [sorriso di circostanza]
S: … e si è laureato nel 2007 … ehm… ci ha messo un po’, eh?
C: Eh sì, prima ho cominciato Giurisprudenza… e ho mollato… poi ho cominciato Teologia… e ho mollato… ora mi sono laureato in Relazioni Pubbliche.
S: [Silenzio attonito] Ah… ma nel frattempo… lavorava?*
C: No.
S: Ehm… ma mi racconti le sue esperienze di lavoro…
C: Eh, ho lavorato alcuni GIORNI in un pub…
S: Va bene… allora che lavoro vorrebbe fare?
C: Be’, qualcosa nel pubblico… in fabbrica non lo so perchè soffro di astenia…
S: Oh? E che cosa le provoca questa malattia?
C: Eh… MI STANCO SUBITO.

* Nella mente del selezionatore si fa strada questa frase “Ma come xxxxx ti sei mantenuto in QUATTORDICI ANNI di università?

Una Risposta to “Voja de lavora’ sartam’addosso…”

  1. tt Says:

    Corbezzoli! Potrebbe fare il senatore, il viceministro per il lavoro (Altrui). Ce lo vedrei molto bene!

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