Chi vùsa pusè la vaca l’è sua

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Detto intraducibile delle campagne lombarde.

Cogliendo l’invito di Cristina qui , inizio una carrellata sui detti dialettali buoni per tutte le stagioni, per non restare mai a corto dell’ultima parola famosa per la sua lapidarietà.

“Chi vùsa pusè la vaca l’è sua”: in un tempo in cui si viveva nelle case di ringhiera, discutere da un balcone all’altro, o dal sotto verso i ballatoi era una prassi comune. La gente alzava la voce per farsi sentire. Inoltre si lavoravano i campi; per farsi sentire anche a qeul campo seminato ad orzo laggiù in fondo bisognava sgolarsi a pieni polmoni. Non solo: il dialetto brianzolo è fatto di colorite espressioni che si apprezzano nella loro interezza solo se vengono pronunciate diversi toni sopra il muro del suono; un’abitudine così atavica che le donne immerse in conversazioni pacifiche sembra che stiano litigando per questioni di vita e di morte.

Ora, come poter applicare alla vita quotidiana questo motto di spirito? Dal mio osservatorio privilegiato sull’umana natura, ho tratto due primi utilizzi consoni all’espessione, passibili di essere in futuro integrati con altri.

– Caso n. 1: si presenta davanti a voi un cittadino dell’Ex Yugoslavia per chiedervi una qualsivoglia informazione, a cui voi di buon grado vi accingete a rispondere, con gentilezza ed un sorriso. Il cittadino slavo a sua volta vi sorriderà, facendo un’ulteriore osservazione con tono di voce leggermente più alto. Voi vi accingerete a rispondere con un ulteriore sorriso e da quel momento, ahimè, usciranno dalla bocca del vostro interlocutore una sfilza di aneddoti, chiacchiere, osservazioni e battute ad un volume sempre più alto, fino a che, urlando anche voi, riuscirete a congedare l’importuno, rifugiandovi poi per una mezz’ora in una stanza silenziosa a decomprimervi.

– Caso n.2 (non me ne voglia il Binda): i valsassinesi. Questi rubicondi valligiani sono capaci di parlare in una stanza di due metri per due con lo stesso tono di voce che userebbero dall’altare del Duono di Milano per avvertire il sacrestano sul balcone dell’organo che sono arrivate le pizze. Il tono di voce di un valsassinese mentre spiega le sue esperienze di lavoro è tale che l’orecchio umano, per compensazione, non coglie più alcun suono intelligibile. Una volta congedato il valsassinese, la reazione più comune in una mente debole è un accesso di risatine isteriche.
Le teorie che cercano di spiegare questo curioso fenomeno autoctono sono due: secondo una di esse, il rumore delle fabbriche dove si producono flange (mi dicono che esista, io non l’ho mai sentito) ha danneggiato l’udito di una o due generazioni precedenti a questa che, con evoluzione squisitamente lamarckiana, hanno trasmesso il difetto alla generazione presente dotandola di uno scarzo udito ma di polmoni possenti: l’altra invece ipotizza che la comunicazione da valle a valle, da monte a monte avvenga con proterve urla, un costume talmente tipico da lasciare il segno anche quando il valligiano scende in città.

2 Risposte to “Chi vùsa pusè la vaca l’è sua”

  1. tt Says:

    caso 3. Hai di fronte un ex-campione di jodel (hai in mente il boscaiolo di “cappuccetto rosso e gli insoliti sospetti”?) con un timpano perforato, che ha lavorato in una fabbrica di flange che, ebben sì!, esistono e producono sordi,o storditi, in qunatità industriale.
    Riporto inoltre la variante valsassnatta che è del tipo:
    “Chi vòsa pusè, la vaka l’è sòa”. Notare come la ù si sia chiusa in una ò, anche se con i due puntini sopra.
    Questa frase si adatta perfettamente alla tavolata domenicale a casa Binda, dove babbo, fratello mamma e sorella hanno alvorato nell’ex flangificio di famiglia (e mio fratello ora lavora nel più grosso flangificio della valle al quale hai anche procurato della manovalanza), mentre mio cognato, di DNA siculo, va dietro un piacere. E dovresti esserci quando si parla di politica: è uno spettacolo unico, una sorta di circo equestre!

  2. Maleducazione e cafonaggine « Life, universe & everything Says:

    […] “chi vosà pusé la vaca lè soa!”. Che sia ad Anno Zero, in qualche porcheria della De Filippi, in molte trasmissioni stile […]

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