Archive for febbraio 2008

Semantica

27/02/2008

Rispondo al post di Cristina sull’argomento. Un linguaggio formale è un insieme di stringhe. La teoria dei linguaggi si occupa delle proprietà sintattiche dei linguaggi formali, come la rappresentabilità in una data forma o la decidibilità da parte di un tipo di automa. La semantica di un linguaggio formale L non è definita dal linguaggio stesso, ma può esservi aggiunta sotto forma di funzione con dominio L. Tale funzione esprime il rapporto tra significante e significato, ed è pertanto una generalizzazione di ciò che accade in linguistica. Ritengo, dunque, che non vi sia nulla di poco chiaro nell’uso del termine semantica in ambito informatico e mi scuso se ho dato questa impressione. Sabato ho pensato che Tiziano si riferisse alla semantica dei linguaggi di programmazione. La semantica di questi linguaggi è stata definita in termini di domini di Scott, che sono un preciso costrutto matematico. Tuttavia, vista la difficoltà e la quantità di concetti che lo studio di questi modelli richiede, la semantica dei linguaggi di programmazione è spesso definita in termini intuitivi, con il risultato che alcune espressioni di questi linguaggi risultano privi di una semantica ben definita (ed è pertanto decisa dal compilatore).

Per ciò che riguarda il web semantico siamo in tutt’altra area e lascio la parola a chi ne fa parte.

Bianca

25/02/2008

-Lo sa che ha mandato cinque studenti in infermeria, lo sa?

-Eh, vabbé, ci sono stato pure io in infermeria.

-Perché li ha inseguiti e voleva picchiarli anche lì!

Mi Facci il piacere, mi Facci

19/02/2008

Silvio ne ha inventata un’altra delle sue. Come rimediare al casino di Casini che se ne va tutto solo? Si prende un giornalista prostituito, Facci, già difensore degli indagati in Mani Pulite, già difensore della classe politica dalla critiche di Grillo, già impiegato presso IlGiornale, e lo si manda in tv a proporre una nuova mirabolante tesi: non è Casini a non volere Berlusconi, ma il contrario(!), perché i guai di Cuffaro nuocerebbero troppo alla coalizione. Non fa una piega: del resto era chiaro che i numerosi, ripetuti appelli pubblici di Berlusconi e Fini all’UDC fossero solo uno scherzo burlesco e non desta certo meraviglia che uno che ha nel partito Previti e Dell’Utri si preoccupi dei guai giudiziari dei suoi alleati.

E’ un copione già visto. Vi ricordate di DiPietro, proposto da Silvio come ministro della giustizia per la discesa in campo e additato come ignorante dopo il rifiuto? Non è lo stesso che è accaduto con Biagi e Montanelli? Insomma, chi non ama Silvio non lo merita.

Anteprima (ad effetto)

18/02/2008

Anteprima

Voja de lavora’ sartam’addosso…

15/02/2008

… ma famme lavora’ meno che posso.

Per la par condicio che va tanto di moda di questi tempi, cito un verso di stornellatore romanesco che mio padre cita con rara proprietà d’occasione.
Di seguito, come da costume, la drammatizzazione di un episodio che può meglio illustrare l’uso dell’espressione in oggetto.

Selezionatore: Bene, allora lei è nato nel 1974… si è diplomato nel 1993, bene…
Candidato: [sorriso di circostanza]
S: … e si è laureato nel 2007 … ehm… ci ha messo un po’, eh?
C: Eh sì, prima ho cominciato Giurisprudenza… e ho mollato… poi ho cominciato Teologia… e ho mollato… ora mi sono laureato in Relazioni Pubbliche.
S: [Silenzio attonito] Ah… ma nel frattempo… lavorava?*
C: No.
S: Ehm… ma mi racconti le sue esperienze di lavoro…
C: Eh, ho lavorato alcuni GIORNI in un pub…
S: Va bene… allora che lavoro vorrebbe fare?
C: Be’, qualcosa nel pubblico… in fabbrica non lo so perchè soffro di astenia…
S: Oh? E che cosa le provoca questa malattia?
C: Eh… MI STANCO SUBITO.

* Nella mente del selezionatore si fa strada questa frase “Ma come xxxxx ti sei mantenuto in QUATTORDICI ANNI di università?

Il Laboratorio dell’Orrore

15/02/2008

Lavoro come tutor per le esercitazioni dei corsi del primo anno presso il laboratorio di Informatica. In particolare, oggi i tutor avevano il compito di supervisionare il corretto svolgimento di quattro esami. Questi esami sono svolti al computer e consistono, per lo più, in domande a risposta multipla e nella produzione di semplici programmi.

Il laboratorio dove opero offre un servizio a dir poco scadente. Le macchine sono circa 130, tutte con la stessa configurazione hardware. Il software viene fornito tramite clonazione, un sistema che, sulla carta, assicura una buon affidabilità. Nella pratica, l’immagine che viene clonata è stata prodotta senza un minimo di cervello. Vediamo qualche esempio. Il browser, che ovviamente è IE7, non è a finestra intera, perciò va espanso ogni volta; l’unico motore di ricerca disponibile in una barra laterale è l’orribile Live Search; la pagina iniziale è quella della prima esecuzione di IE7, perciò siamo costretti ogni volta a caricare a mano la pagina di un motore di ricerca; non si possono memorizzare cookie o password, perciò per accedere ad un servizio su web bisogna ricordarsi i dati e loggarsi. Analogamente, molte applicazioni non possono memorizzare le preferenze di un utente, perciò vanno impostate ogni volta. Si usa MS Office, regolarmente aggiornato, con evidente spreco di denaro. Lo spazio su disco a disposizione per gli utenti spesso non funziona, così durante gli esami bisogna salvare propri programmi in una cartella temporanea della macchina, con la possibilità che gli studenti trovino gli esercizi svolti nel turno prima di loro. Il login, a volte, impiega due o tre minuti, benché le macchine siano relativamente recenti. Il laboratorio, poi, è flagellato dai guasti: oggi oltre 40 macchine su 130 risultavano inutilizzabili.

Il software usato per gli esami è di pessima qualità. Gli esami vengono svolti dentro la finestra di un browser, con una affidabilità ridicola: basta premere “Indietro” o chiudere per errore questa finestra e la sessione d’esame, per lo sfortunato utente, si blocca. A quel punto bisogna avvertire, via telefono, il personale che gestisce il laboratorio, comunicandogli i dati di ogni persona con problemi, perché loro non riescono a capire chi ha la sessione bloccata e chi no. Spesso, quando dalla “sala macchine” arriva l’ok per cominciare l’esame, il software non risulta effettivamente abilitato: per saperlo dobbiamo prendere uno studente e farlo provare. Il server, che è un banale server web, non riesce a gestire il login simultaneo di molti utenti, perciò dobbiamo avviare un esame a gruppetti di 5-10 persone. La somma di tutti questi difetti è presto fatta: gli esami di oggi avrebbero dovuto impiegare un totale di 4,5 ore e ce ne sono volute otto.

Resterebbe da parlare degli studenti ignoranti e maleducati, ma rimando alla prossima.

Chi vùsa pusè la vaca l’è sua

13/02/2008

Detto intraducibile delle campagne lombarde.

Cogliendo l’invito di Cristina qui , inizio una carrellata sui detti dialettali buoni per tutte le stagioni, per non restare mai a corto dell’ultima parola famosa per la sua lapidarietà.

“Chi vùsa pusè la vaca l’è sua”: in un tempo in cui si viveva nelle case di ringhiera, discutere da un balcone all’altro, o dal sotto verso i ballatoi era una prassi comune. La gente alzava la voce per farsi sentire. Inoltre si lavoravano i campi; per farsi sentire anche a qeul campo seminato ad orzo laggiù in fondo bisognava sgolarsi a pieni polmoni. Non solo: il dialetto brianzolo è fatto di colorite espressioni che si apprezzano nella loro interezza solo se vengono pronunciate diversi toni sopra il muro del suono; un’abitudine così atavica che le donne immerse in conversazioni pacifiche sembra che stiano litigando per questioni di vita e di morte.

Ora, come poter applicare alla vita quotidiana questo motto di spirito? Dal mio osservatorio privilegiato sull’umana natura, ho tratto due primi utilizzi consoni all’espessione, passibili di essere in futuro integrati con altri.
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San Valentino

13/02/2008

Su Internet e nei negozi in questi giorni si sprecano gli inviti, palesi o velati, a spendere qualche soldo per San Valentino. Premetto che a me i regali piacciono molto, e ho il sogno segreto di vedermi arrivare a casa dei fiori, prima o poi (l’unica volta che ne ricevetti fu per la mia laurea, il giorno dopo, quando mi ero lamentata di essere l’unica laureata nella storia della Statale senza un mazzo di fiori, e senza quella lamentela suppongo non sarebbe mai successo), ma leggendo qui mi è un po’ passata la voglia.

Gdr

06/02/2008

Fotografia ovvero scrivere con la luce

04/02/2008

Dalla mia seppur breve esperienza della fotografia fatta bene, come Dio comanda, e da quelle che ho visto recentemente fare come dio comanda, mi sono resa conto che la difficoltà più grande non sta nella limitatezza tecnica dell’attrezatura nè del fotografo, nè nella capacità di creare un’ambientazione purchessia, ma sta nella scelta, nel posizionamento e nella calibrazione delle luci.

Mi sono resa conto che, se la pellicola od il sensore non riescono a catturare tutto ciò che vede l’occhio e tutte le sensazioni che si provano ad occhio nudo, riesce però a catturare quello che l’occhio non registra o che automaticamente corregge; specialmente sto parlando delle ombre, che non si notano ad occhio nudo ed invece risaltano in modo molto evidente nella fotografia.

Ieri abbiamo scattato alcune foto di ritratto molto semplici, statiche, in cui avevamo la massima libertà di scelta (certo, in qualche modo limitata dal luogo dove ci trovavamo, dall’ora del giorno eccetera), ma abbiamo potuto scegliere la posizione, dove mettere i personaggi, la macchina, che sfondo usare e cos’ via; tuttavia non è stato così facile azzeccare la giusta illuminazione e riuscire a compensare i difetti che ad occhio nudo non si riuscivano a notare. Dopo vari tentativi la foto è venuta bene, ma mi ha fatto fare questa riflessione. Penso che per diventare dovremmo prestare attenzione alla luce anche prima di scattare, e, così come inventiamo un’ambientazione immaginandola prima, dovremmo cercare anche di inventare una illuminazione coerente e cercare di immaginarne gli effetti ancora prima di crearla fisicamente.