Ricordi di Colonia

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No, non sto parlando della colonia al mare, quell’istituto punitivo (almeno credo, non essendoci mai andata con mio grande scorno) che faceva pentire i bambini di essere vivi nei mesi estivi, costringendoli in baracche consunte insieme ad educatrici in ciabatte…
Non divaghiamo, torniamo a noi… Uno dei giorni scorsi, non ricordo più per qual motivo, mi sono ritrovata a pensare alla famiglia tedesca che mi ospitò per cinque giorni in quel di Treviri durante la Giornata Mondiale della Gioventù. Ricordo di quella famiglia il nome: erano gli Hausen, padre, madre, tre o quattro figlie (non me lo ricordo bene) e una nonna che ogni tanto passava di lì.
Come scendemmo dal pullman a Colonia, noi, il branco di italiani provenienti dalla Brianza, fummo squadrati e studiati dalle famigliole gentili che avevano deciso di prendersi cura di noi per quei giorni… il solerte Joseph, patriarca della famiglia hausen, con un lesto colpo di mano abbrancò me e mia cugina , senza darci il tempo di fiatare, con un gesto del dito che eloquentemente voleva dire “Tu e tu”. Senza batter ciglio ci prese le valigie e ci tragettòa casa sua… dopo intuimmo il perchè: con tre o quattro giovani fanciulle in casa non voleva correre il rischio che qualche italico ragazzino turbasse l’armonia della casa… Ci presero comunque in casa, con grande ospitalità, e ci accolsero in seno alla loro famiglia come due figlie in più in visita.
Mi ricordo un episodio in particolare, di quella prima sera: io non spiccicavo una parola di tedesco, e il mio inglese fa tuttora pena… mi scodellarono davanti una montagna di roba grigliata, e io attaccai affamata i primi wurlster di una lunga serie di salsiccioti tedeschi; mangiai con gusto, intavolando una conversazione a gesti e grugniti, quando il buon Jop si alzò, prese un foglio che aveva in fondo alla tavola, e con voce stentorea proclamò un “E’ buono?” leggendo dal foglio.
Fu cos’ bello scoprire che dieci famiglie in quel minuscolo paesello tedesco si erano riunite diverse volte prima del nostro arrivo per accoglierci, farci trvare case e divertimenti pronti e per stilare un buffo elenco di parole e frasi per poter comunicare alla meglio con noi…
E poi dicono che i tedeschi sono freddi… in quella fredda estate mi sentii davvero colma di un caldo affetto, e ancora oggi, qualche volta, mi commuovo.

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