Zorro – L’inizio della leggenda

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Dedico questo post a L., con la quale ho condiviso in gioventù una passione per il personaggio sopraccitato, con l’augurio che non lo legga prima di Natale, altrimenti si rovinerà la sorpresa.

Il libro di cui parliamo questa sera è il penultimo della discreta, ma pur sempre interessante, produzione della scrittrice di cui dissi due parole alcuni interventi fa, Isabel Allende.
E’ un libro in qualche modo diverso da quelli precedenti, innanzitutto perché, se facciamo eccezione per Il piano infinito (che, a onor del vero, è forse quello che mi è piaciuto di meno, è l’unico libro di Isabel dove il protagonista sia un uomo, Diego de la Vega, di cui qui esploriamo la nascita e la giovinezza fino alla prima eclatante impresa di Zorro in favore della giustizia.
Credo, nell’immaginario collettivo, che la figura di Zorro sia legata soprattutto ai film e ai telefilm di qualche tempo fa e, per chi ha la passione dei feuilletons, ai romanzi di Johnston McCulley risalenti agli anni 20. Comunque, una figura già matura, già dotata dei suoi superpoteri (il cavallo Tornado, il servo Bernardo, la spada, la frusta, la maschera e via andare) e già in lotta per la giustizia, in cui forse gli anni di formazione sono lasciati un po’ alla fantasia del lettore.
Bene, Isabel prende questi anni di formazione un po’ magmatici e ne tira fuori una storia meravigliosa, la storia oltre che di Zorro, del suo giovane interprete Diego, del fratello di latte Bernardo (sempre muto, sì, ma non panzone come nel vecchio telefilm, anzi, una figura di indio quasi mitologica ed estremamente sexy), della sua famiglia, della California di quel periodo. Ne esce un romanzo picaresco, d’avventura e di sentimenti, di cappa e di spada, una commedia dai tocchi solenni come solo Isabel è capace di fare.
Le figure si stagliano su uno sfondo descritto nei minimi particolari, come i personaggi in un paesaggio opulento, che allo stesso tempo è capace di farli risaltare al massimo. I caratteri dei personaggi sono così ben definiti che sembra di conoscerli di persona anziché sulla carta, fedeli a se stessi, capaci di andare fino in fondo con le conseguenze delle loro azioni.
La storia è tutta da scoprire; le origini di Diego, un quarto di sangue indio che lo aiuta a scoprire il suo animale totemico, la volpe, l’astuta volpe, a suo agio fra grotte, inganni e trabocchetti, l’educazione spagnola che non doma il suo spirito selvatico, il viaggio iniziatico in Spagna, fra lezioni di scherma, dame altezzose, trucchi di magia e zingari, la rocambolesca fuga che lo porta diritto fra le fauci di feroci pirati, l’inizio della presa di coscienza.
Il libro si chiude improvvisamente sulla prima vera impresa di Zorro in California, fra uno, due, forse dieci o mille altri Zorro come lui. Si chiude improvvisamente e quasi con malinconia, perchè trascina talmente il lettore fra le sue pagine che dispiace di lasciarlo, dispiace svegliarsi su un treno freddo in una sera piovosa dopo aver sudato in una calda estate californiana.
Il mio giudizio su questo libro? Imperdibile. Degno della migliore Isabel della Casa degli Spiriti.
Vi lascio con una simpatica citazione, che ancora una volta dimostra come Isabel sappia descrivere così bene quello che provo ed ho provato anche io.

” Il corsaro la vide esitare e senza pensare la prese tra le braccia e la baciò sulle labbra.
Fu il primo, vero bacio di Juliana e sicuramente il più luno ed intenso di tutta la sua vita. in ogni caso, fu il più memorabile, come sempre succede con il primo. Il contatto con il pirata, le sue braccia che l’avvolgevano, il suo respiro, il suo calore, il suo odore virile, la sua lingua nella bocca la scossero in profondità. […] Dediderava Lafitte con una passione che conosceva da poco, ma con una certezza antica e assoluta. Mai avrebbe amato un altro, quell’amore proibito sarebbe stato l’unico della sia vita.”

Isabel Allende, Zorro – L’inizio della leggenda, Feltrinelli, Milano, 2005

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