Muro, muro, muro

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Conosco una coppia che sta insieme da 28 anni; quando c’è un’occasione particolare lui o se ne dimentica o fa dei regali casuali, tanto per levarsi il pensiero, oppure se la porta in giro, le fa scegliere qualcosa e glielo compra con grandi cerimonie, come se ci avesse pensato lui in prima persona, o peggio la trascina ad acquistare qualcosa che piace a lui, e che userà lui, o qualcosa che serve per la casa, come la lavatrice, spacciandolo per un suo regalo, ed essendo capace di rinfacciarlo poi con “ma ti ho regalato anche la lavatrice, di che cosa ti lamenti?”.
Lei invece ha spesso dei pensieri gentili, piccole cose che gli porta a casa senza un motivo particolare, spesso quelle uscite che ci sono in edicola, o dei cioccolatini, o qualcosa che magari gli piaceva da un po’ ma non così tanto da uscire a prenderselo.
A me lei da l’impressione di correre sempre verso di lui, ma di incontrare spesso un muro che con pazienza decide di aggirare fino al prossimo ostacolo. Io penso che lei ormai si sia rassegnata e non ci faccia più caso, o che stia bene così, ormai, dopo tanti anni.
Anche io ho l’impressione di correre, cercare di correre sempre più velocemente che posso, e di schiantarmi quando meno me l’aspetto contro uno di questi muri. Allora cado, mi faccio male e spesso mi si rompono anche gli occhiali, piango, poi mi riprendo e cerco di scavalcarlo con tutte le mie forze, mi rimetto a correre, sicura che non ci sarà un altro muro, e sbam! Ci picchio contro ancora. Allora lo rifaccio, mi rimetto a correre, questa volta però con il cuore in gola sperando che finalmente ci sia dello spazio libero invece di questo maledetto labirinto, sempre sperando che da ora in poi sarà diverso, ci saranno pensieri, ci saranno tutte le cose di cui sento di aver bisogno.
Queste sono cose che non si possono chiedere e non si possono imporre, sono la dimostrazione che c’è il pensiero, che non è casuale, che non si raffazzonano delle cose solo per lasciarmi contenta quando l’occasione non si può esimere dal farlo.
Nonostante le belle parole, i propositi, il cercare di convincermi che va bene così, io sento di averne bisogno e di non riusicire a farne a meno, c’è questo tarlo che mi rode che mi fa immaginare, mi fa temere di essere solo un pensiero periferico che viene fuori ogni tanto, quando non riesco a trattenere la tristezza.
A me piace sentire un pensierino che nasce nel pensare, scusate il bisticcio, alla persona che amo, nel pensare a un qualcosa che può farmelo vedere felice e nell’immaginare il suo viso e il battito del suo cuore.
Mi dispiace, non riesco ad accontentarmi dell’ovvio. Ho già provato ad accontentarmi, ma non è andata bene.
Sento di averne bisogno, davvero, ora più che mai.

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