Grassetto mio

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“Signor Niceta, le ho strappato la veste, e ho veduto. Dal ventre in giù Ipazia aveva forme caprine, e le sue gambe terminavano in due zoccoli color avorio.

[…]

“Che orrore!” disse Niceta.
“Orrore? No, non è stato quello che ho provato in quel momento. Sorpresa, sì, ma per un solo istante.
Poi ho deciso, il mio corpo ha deciso per la mia anima, o l’anima mia per il mio corpo, che quello che vedevo e toccavo era bellissimo, perché quella era Ipazia, e anche la sua natura ferma faceva parte delle sue grazie, quel pelo riccioluto e morbido era quanto di più desiderabile avessi mai desiderato, profumava di muschio, quei suoi arti prima nascosti erano disegnati da mano d’artista, e amavo, volevo quella creatura odorosa come il bosco, e avrei amato Ipazia anche se avesse avuto fattezze di chimera, d’icneumone, di ceraste.”

2 Risposte to “Grassetto mio”

  1. lori Says:

    Che bella frase quella che hai trovato, mi piace molto il significato che le hai dato… sappi che anche io la penso assolutamente così, capito?

  2. valse Says:

    Mi fa molto piacere🙂

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