Archive for gennaio 2007

Le gare della vita

25/01/2007

Oggi in ufficio stavo riordinando alcune cose che giacevano in un scatola nascoste al controllo qualità da più di un mese; erano state nascoste al controllo qualità perchè erano in giro da prima che arrivassi io, così ieri ne ho fatto una pigna nell’ufficio dietro e giorno per giorno mi sono data l’obbligo di smaltirne un po’.
Oggi sono arrivata a controllare delle schede che erano lì da poco prima che arrivassi io.
Meglio, erano lì proprio perchè non ero ancora arrivataio. Quando sono stata assunta  io quelle  schede  non hanno più  avuto alcuna utilità perchè  il posto che loro volevano l’avevo già preso io.
Erano tutte schede di aspiranti addetti alla selezione, alcuni visti anche svariati mesi prima del mio primo colloquio. Se pensiamo che nel giro di un paio di settimane dal momento in cui hanno avuto il mio curriculum in filiale, sono stata assunta,mi devo sentire molto fortunata, anche perchè, rileggendo quelle schede, mi sono accorta che alcuni-non tutti, ma alcuni sì- di quei profili erano veramente buoni, con dei giudizi della mia collega abbastanza lusinghieri.
E allora, c’è da chiedersi, che cosa ha fatto in modo che io sia seduta su quel posto?La verità è che non lo so.
Quando mi hanno chiamato, mancavano due settimane alla fine del mio stage,e sapevo che sarebbe finita lì la mia esperienza. TRamite le mie colleghe di allora ero riuscita a fare un colloquio,uno solo, presso un loro cliente,che è cliente anche dell’agenzia dove lavoro. Il mio curriculum tramite lui è arrivato all’agenzia, mi hanno colloquiato un venerdì, il lunedì ho fatto il secondo colloquio e il venerdì successivo ho firmato.
Quali avvenimenti fortunosi hanno fatto in modo che nessuno degli altri candidati andasse bene? Si è trattato solo di essere al momento giusto, nel posto giusto? Un anno prima una ragazza ha rinunciato all’ultimo. Un mese prima quel posto non esisteva più. Una settimana prima non sapevano neanche che esistessi e, cosa più importante, neanche io sapevo che quel posto esisteva e che potevo aspirarci.
Nel mettere via tutte quelle persone che potevano essere me, mi è venuto proprio da pensare…
Chissà dove sarei ora se non ci fossero state delle piccole gare che ho visto, consapevolmente o no, contro altri che volevano quello che io ho adesso.

Nostalgia, un pochino di

22/01/2007

Cercando una foto simpatica del mio amabile amore amoroso, mi sono trovato a riguardare le foto dell’ultima estate in Corsica.

Mi manca la nostra mastodontica tenda sbilenca (paragonatela alla Puma !)

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Mi mancano i bellissimi paesaggi

 

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le gite sul fiume

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il mio amore che beve dallo zaino

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ma soprattutto mi manca la persona con cui ho passato queste meravigliose vacanze.

“Come si fa una tesi di laurea” di Umberto Eco

19/01/2007
Commento di Lorenza:

Ecco quello che mi viene da chiamare di solito un “libro da capezzale”. E’ un libro che si tiene sul comodino vicino al letto, o comunque a portata di mano, e quando se ne ha voglia si sfoglia anche solo per leggerne un pezzettino tanto per ricordarselo.

Nonostante il titolo, questo è uno di quei libri. In realtà potrebbe sembrare un libro di utilità, di quelli che insegnano il fai-da-te, ma, anche se questo è il suo scopo principale, e lo assolve egregiamente, lo stile di scrittura è talmente godibile che non ci sarebbero difficoltà nel considerarlo come un romanzo.

Tranne l’ultima parte, la più tecnica, piena di accorgimenti sulla scrittura a macchina e l’impaginazione, ormai abbondantemente superato, il resto è una lettura ideale, scorrevole, che si fa capire subito, anche dai non addetti ai lavori, ricca di aneddoti e di curiosità.
Uno stile, quello di Eco, che mantiene freschezza nonostante l’opera non sia poi così recente, che richiama quella dei suoi romanzi più famosi. Non so dire se questo stile sia spontaneo o studiato a tavolino, ma quello che rimane, come anche nelle Postille al Nome della rosa, è un gusto saggistico che rimane a lungo sulle papille gustative.
Un libro ideale anche ai non addetti ai lavori o a chi non debba fare una tesi di laurea (anche se io, quando l’ho letto la prima volta, non vedevo l’ora di cominciare!), anzi, perfetto per capire i meccanismi delle citazioni, delle note, dei debiti da pagare e dell’umiltà scientifica. In definitiva, un modo per capire se il saggio che stai leggendo è stato scritto da un barone presuntuoso o da qualcuno che sa quello che fa e lo fa bene.

Commento di Valse

Il testo è un sorprendente caso di nomen omen e spiega, per l’appunto, come fare una tesi di laurea. La trattazione dell’argomento è piuttosto ampia: si va dalla scelta dell’argomento all’impostazione della macchina da scrivere. Le spiegazioni sono chiare, comprensibili e, cosa che ho molto apprezzato, per nulla dogmatiche.
I laureandi di facoltà scientifiche troveranno il testo interessante e utile, ma dovranno integrarlo con uno più specifico per il loro percorso di studi. In generale, un ottimo libro, caratterizzato da uno stile così godibile da poter essere consigliato anche a chi non ha in programma di fare alcuna tesi.

You only get what you give

12/01/2007

Quando conosci uno stronzo, ti aspetti che prima o poi questo rimanga senza amici, evitato da tutti, e dopo qualche tempo capisca il suo errore e cambi. Se conosci un ingenuo, pensi che si stuferà essere gabbato e sia darà una regolata. Se incontri uno stupido, pensi che l’evidenza della sua stupidità diverrà manifesta e lui diverrà umile.
In sostanza ti aspetti che un grave difetto, scontrandosi con la società, produca tutta una serie di situazioni che inducano chi lo possiede a cambiare o almeno a ravvisarsene. E invece no, si cambia datore di lavoro, si cambia scuola, si cambia fidanzato. Alla fine, uno che ti capisce, perché è come te oppure perché ha il difetto opposto, lo trovi.

Sentimenti

05/01/2007

Oggi mi sento come uno straccio messo in lavatrice con dei pezzi di vetro al posto del detersivo e poi gettato sotto un treno in corsa con tutta la lavatrice.

Ecco che cosa intendo per scrivere dei sentimenti.

Argomenti

04/01/2007

Sarebbe carino se in questo blog parlassimo un po’ anche di sentimenti.
Però adesso ho un po’ fame, quindi vado a fare colazione.

Agenzia per il lavoro all’italiana

04/01/2007

Questo è un post che volevo scrivere la settimana scorsa, quando durante l’ultimo giorno di lavoro dell’anno (per non dire l’ultimo pomeriggio), abbiamo dovuto lavorare come dei matti per fare dei contratti che, ora l’abbiamo saputo, non ci porteranno un bel niente in termini di fatturato.
Un bel sogno per la gloria, non c’è che dire.
Da noi ci sono delle filiali potenti di cui tutti, in sede, ricordano almeno il nome del Regional Manager che le ha fatte diventare così importanti e che le difende nel casoo ci siano delle controversie con le altre filiali o con le decisioni della sede. Per noi non è così, anzi, si è fatto di tutto per mandare via una persona che difendeva come Regional gli interessi delle filiali che gli spettavano, e che, per ragioni “politiche”, mi dicono, non andava d’accordo con qualcuno di quelli che “comandano”. Questa persona è stata retrocessa approfittando di una situazione precaria nella nostra filiale, fino a spingerlo a dare le dimissioni. Il nuovo Regional sotto cui siamo passati avrebbe fatto volentieri a meno di prendere la nostra zona, visto che non gliene frega niente, siamo lontani dalla zona che lui si è coltivato, e se potesse si sbarazzerebbe di noi immediatamente. Non dubito che, se ci fosse stato, forse ci avrebbe difeso, ma guardacaso tutte le cose sono successe mentre lui è in vacanza in Brasile.
Ma quali sono i fatti in realtà?
Bene, qualche settimana prima di Natale il mio ex collega, che adesso se ne è andato, ptramite delle conoscenze personali ha fatto partecipare la nostra agenzia ad una gara d’appalto per la Croce Rossa della Lombardia. La nostra filiale si è presa la briga di fare le pratiche per questa gara, in attesa di sapere se avrebbero scelto noi come fornitore: in tal caso, visto che il cliente, per così dire, l’avevamo trovato” noi, i contratti con la Croce Rossa avremmo dovuto farli tutti noi: c’è un guadagno nel fare questo, ma anche tutta una serie di sbattimenti che alle aziende sembrano solo una perdita di tempo. Solo dopo io ho saputo che questo “accordo” non era sancito da nessuna parte, ma si trattava soltanto di conversazioni a voce avute dal mio collega con la sede, in cui però niente di ufficiale era uscito.
Questa era una sua caratteristica, quella di dare per buona una cosa ancora un po’ incerta e poi riaggiustare le cose strada facendo. Lui lo faceva perhcè poi era in grado di far rispettare quello che gli era stato detto solamente a voce, peccato che se ne sia andato.
Il pomeriggio del 29 dicembre, dunque, la Croce Rossa chiama le filiali del territorio per avere i lavoratori. Le filiali chiamano noi: sio trattava di fare noi i contratti con la CRI e di darli alle filiali per fare i contratti con i lavoratori. In un pomeriggio abbiamo fatto quindici contratti, metà dei quali inventando e inseguendo gente al telefono, perchè naturalmente mancavano dei dati essenziali. Comunque ci siamo riusciti. Era la prospettiva di un buon fatturato.
Dopo Capodanno, rientriamo in filiale e nella tarda mattinata arriva una mail: i contratti con la Croce rossa non devono restare a noi ma andare sotto le filiali che hanno assunto il lavoratore. In pratica, avremmo buttato via un pomeriggio e lavorato solo per il piacere delle altre filiali che si trovano ora i contratti belli e fatti.
La persona che dalla sede ha mandato questa comunicazione, guarda caso, era proprio uno che con il mio ex collega non andava d’accordo. Gli altri colleghi sostengono che si tratti di un dispetto fatto a lui dopo che se ne è andato, in cui va di mezzo la mia filiale. e adesso siamo tutti un po’ agitati e preoccupati per questa cosa.
Io mi domando: è possibile che in un’organizzazione così grande, che si vanta di essere la prima del settore completamente italiana, possano succedere cose di questo genere? Non so se in un’altra agenzia, straniera, si possano scavalcare le regole così. Dove lavoravo prima ogni procedimento era autorizzato dalla sede, e le cose non si facevano di testa propria sperando poi che venissero aggiustare senza danni. Non si poteva farsi scrivere qualcosa a proposito dei contratti? Ma soprattutto, a conoscenza di queste beghe interne che danneggiano le filiali sul territorio, non si può intervenire o far intervenire qualcuno?
Sono qui da poco, ma già questo modo di lavorare proprio all’italiana non mi piace.

Orsetti Oggi

02/01/2007

E’ già nelle edicole il nuovo numero di “Orsetti Oggi”, settimanale di informazione del mondo degli orsetti

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