Mi è stato chiesto di raccontare delle vancanze di quest’anno… vacanze conclusesi il 21 agosto con una gradita appendice in quest’ultimo weekend passato.
Prima di accingermi al compito voglio tuttavia fare una piccola riflessione che incominciai l’altro giorno, a casa, con in mano uno strofinaccio per asciugare i piatti.
Reminescenze di studi classici… “Vacanze”, dal latino “vacare”, mancare… mancare, penso io, di obblighi, di compiti, di fretta, di cose che si fanno solo perchè devono essere fatte… mancare dei paletti che negli altri mesi dell’anno, per forza di cose, vengono a limitare la nostra vita.
Tutte cose che non ci consentono di godere dell’ozio… di quello che sempre i latini chiamavano otium, che non è il dolce far niente che viene spontaneo nelle giornate di pioggia. L’otium vero e proprio è quel tempo che i patrizi potevano impiegare nello studio, nelle belle lettere, nelle arti, per vedere il teatro o per partecipare alla gestione dello stato (naturalmente senza stipendio…). I poveri (cristi) invece, come per esempio i mercanti, non potevano esercitare l’ozio per via del… negotium, nec-otium, la privazione di ozio.
E’ quantomeno interessante pensare che i latini consideravano il tempo dedicato al lavoro come una privazione. L’otium era considerato lo stato migliore per la vita, mentre il lavoro era qualcosa che toglieva questo spazio salutare per dedicarlo ad altre cose, non altrettanto importanti.
Sinceramente, mi piacerebbe poter riconsiderare l’otium non come il tempo perso e buttato via…